Gli impianti di antenna

il DM 22/1/13 "Regole tecniche relative agli impianti condominiali centralizzati d'antenna riceventi del servizio di radiodiffusione", pubblicato sulla G.U. n. 25 del 30/1/13 ed entrato in vigore il 31/1/13, prevede che gli impianti di antenna  (anche non centralizzati) siano progettati, installati e mantenuti in conformità alle norme tecniche ad essi applicabili, in particolare alle norme EN 50083, EN 60728 ed alla guida CEI 100-7.

Ai fini della sicurezza elettrica e della protezione contro i fulmini assumono particolare rilevanza la norma CEI EN 60728-11 (CEI 100-126) del 2014 e la guida CEI 100-7 del 2012.

Protezione contro i contatti diretti e indiretti

In genere, in un impianto di antenna , sono presenti apparecchi elettrici ed elettronici alimentati a 230 V tramite l'impianto elettrico. Per garantire la scurezza delle persone nei confronti dei contatti diretti e indiretti si applicano le regole generali (CEI 64-8).
Ai fini dei collegamenti equipotenziali, assume particolare rilevanza il collegamento a terra della calza metallica del cavo coassiale.

il collegamento della calza metallica del cavo coassiale al conduttore di protezione deve essere effettuato in modo tale da poter essere rimosso solo tramite l'uso di un attrezzo. La sezione del conduttore di protezione deve essere almeno 2,5 mm2 se protetto meccanicamente (ad es. posato in tubo, guaina o canalina) oppure 4 mm2 in assenza di protezione meccanica.

Il collegamento a terra può essere effettuato in corrispondenza del punto di ingresso del cavo nell'edificio, nel caso di impianto di distribuzione via cavo, o in corrispondenza del terminale di testa (centralino) negli impianti centralizzati.

Occorre verificare che la resistenza, misurata in corrente continua, tra il terminale esterno (connesso allo schermo del cavo coassiale) ed il più vicino collettore equipotenziale (o conduttore di protezione) sia inferiore a 5 ohm.

Tale collegamento può essere evitato se nell'impianto di utente sono installate soltanto prese totalmente isolate, cioè che hanno al loro interno un trasformatore a radiofrequenza o un condensatore in serie. In pratica, si tratta di un'impedenza (di protezione) che in caso di guasto dell'apparecchio collegato alla presa stessa, limita la corrente a 50 Hz a valori non pericolosi per le persone. Gli altri tipi di prese d'utente (semi-isolate, non isolate con o senza elemento di protezione) non offrono tale garanzia e la calza metallica del cavo coassiale deve essere collegata a terra.

Il collegamento della calza metallica del cavo coassiale al conduttore di protezione può essere evitato anche in un impianto a servizio di una singola abitazione nel quale la somma delle correnti disperse dal set-top box o dai terminali d'utente e dai dispositivi di classe II non supera 3,5 mA (valore efficace).

Il collegamento equipotenziale del palo di sostegno dell'antenna, in strutture autoprotette contro il fulmine, ha il solo fine di evitare l'accumulo di cariche elettrostatiche. Tali cariche elettrostatiche , tenuto conto delle dimensioni della struttura, non sono pericolose per le persone, ma potrebbero danneggiare, in alcuni casi, le apparecchiature elettroniche.

La sezione del conduttore di protezione deve essere 2,5 mm2 se protetto meccanicamente (ad es. posato in tubo, guaina o canalina), oppure 4 mm2 in assenza di protezione meccanica.

La fig. 1 riporta un esempio di collegamento equipotenziale per un impianto di antenna in una struttura autoprotetta contro il fulmine.

Protezione contro i fulmini

L'impianto di antenna è uno dei tanti impianti presenti in una struttura (impianto elettrico , videocitofonico, automazione, antintrusione, ecc.).

Se necessario, l'impianto di antenna deve essere protetto contro gli effetti del fulmine , come gli altri impianti della struttura, in modo che non costituisca il tramite attraverso cui il fulmine può causare danni alla struttura stessa.

Per stabilire se occorre adottare misure di protezione è necessario effettuare l'analisi del rischio dell'intera struttura in cui è installato l'impianto di antenna, secondo la norma CEI EN 62305. In base alla norma CEI EN 60728-11 non è necessario collegare a terra il palo dell'antenna con un'apposita calata esterna:

  • se, come spesso accade, la struttura non richiede un impianto di protezione contro i fulmini (LPS);
  • in tutti i casi in cui l'antenna sia installata nel volume tratteggiato di fig. 2 (dove è del tutto improbabile che possa essere colpita direttamente da un fulmine).

antenne distanze orizzontali

In pratica, la nuova edizione della norma supera la precedente raccomandazione di collegare sempre e comunque il palo dell'antenna a terra ai fini della protezione dai fulmini.

Però, secondo la norma, nel caso in cui l'antennista non abbia i dati per effettuare l'analisi del rischio contro il fulmine, deve collegare il sostegno dell'antenna a terra con una corda di 16 mm 2 (rame).

Una prescrizione insensata, perché il collegamento in questione o non serve o non è sufficiente, ripresa dalla guida CEI 100-7.

Nel caso particolare in cui è richiesto l'LPS e tale impianto non è installato sulla struttura, secondo la norma CEI EN 60728-11, l'antennista non può installare l'impianto di antenna, se prima non viene installato l'LPS .

Se l'antennista decide di installare comunque l'impianto di antenna, per assecondare le richieste del committente, rischia di essere coinvolto in prima persona in pesanti responsabilità in caso di danni a persone o cose dovuti a un fulmine che coinvolga l'impianto d'antenna.

Se la struttura richiede l'LPS e questo è già installato sulla struttura, l'installazione dell'impianto di antenna va concordata con il progettista dell'LPS o con un esperto di LPS. L'installazione dell'impianto di antenna in presenza di un LPS , infatti, richiede l'adozione di provvedimenti particolari per evitare di compromettere la funzionalità dell'LPS stesso e il danneggiamento dell'impianto di antenna.

L'analisi del rischio

Per effettuare l'analisi del rischio contro il fulmine, l'antennista deve applicare la norma CEI EN 62305-2, indicando come altezza dell'edificio quella propria della struttura, aumentata dell'altezza dell'antenna che sporge oltre il colmo del tetto.
Ad esempio se l'edificio è alto 22 m e l'antenna sporge oltre il colmo del tetto per 2 m, l'altezza da considerare è 24 m.

A seguito dell'analisi del rischio, si può avere uno dei seguenti risultati:

  • A. L'edificio è autoprotetto contro i fulmini e l'impianto elettrico non necessita di protezioni contro il fulmine in relazione alla perdita di vite umane (rischio R1) .
  • B. L'edificio non è autoprotetto contro i fulmini, ma installando SPD all'arrivo delle linee entranti nell'edificio il rischio R1 si riduce ad un valore inferiore a quello tollerato dalla norma.
  • C. L'edificio non è autoprotetto contro i fulmini , e pur installando SPD del massimo livello di protezione all'arrivo delle linee, il rischio R1 rimane inaccettabile.

L'antennista può procedere nel seguente modo:

  • nel caso A, installa l'impianto di antenna senza alcuna preoccupazione;
  • nel caso B, può installare l'impianto di antenna, ma deve segnalare per iscritto al responsabile della struttura la necessità di installare SPD ad arrivo linea( e);
  • nel caso C, deve richiedere al responsabile della struttura di fare effettuare un'analisi del rischio più approfondita per stabilire se occorre prevedere un impianto di protezione contro i fulmini (LPS).

Solo se l'LPS non è necessario può procedere all'installazione dell'impianto di antenna.

Protezione contro le sovratensioni

Una volta stabilito che si può installare l'antenna senza misure di protezione contro il fulmine , ai fini della sicurezza delle persone, l'antennista deve chiarire se il committente desidera proteggere l'impianto d'antenna contro le sovratensioni in relazione al danno economico.
Il committente è libero di decidere se installare le protezioni (spesa certa) o correre il rischio di subire il danno (probabile).

Se il committente rinuncia all'installazione delle protezioni, è opportuno che l'antennista acquisisca in forma scritta tale rinuncia, per evitare possibili richieste di risarcimento danni.

Se il committente intende adottare misure di protezione contro le sovratensioni, in genere, si ricorre all'installazione di SPD.

Documentazione dell'impianto

In merito alla dichiarazione di conformità (DICO) il DM 22/1/13 rinvia al DM 37/08.

Come noto, per gli impianti di antenna, in nessun caso, sussiste l'obbligo di progetto, né di un professionista iscritto all' albo, né del responsabile tecnico dell'impresa installatrice.

Occorre comunque allegare alla dichiarazione di conformità, lo schema dell'impianto, essendo previsto come allegato obbligatorio alla DICO.

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